La crisi attuale ha lasciato o sta lasciando dietro di sé una folla sempre più grande di persone alla ricerca di un lavoro.
In questo momento in Europa si contano oltre 20 milioni di disoccupati, questo quadro disarmante rende bene l’idea di quanto sia difficile trovare lavoro.
Giornali, bacheche, agenzie interinali, uffici per l’impiego sono pieni
di annunci e di richieste fatte da giovani alla ricerca del loro primo
impiego e da persone appena licenziate alla ricerca di uno nuovo.
Se per le persone normali,
dotate di un buon bagaglio di formazione culturale e professionale, il
posto di lavoro sta diventando un miraggio, a maggior ragione per tutti
gli emarginati trovare un’occupazione, oggi, ha del miracoloso.
Pensate in questo ambito ai problemi incontrati da un detenuto, da un ex-detenuto o da una persona con lievi o gravi stati di disagio fisico, psichico, sociale. Pensate alla difficoltà di confrontarsi con un mercato sempre più mobile, esigente, che per qualsiasi decisione fa riferimento sempre, comunque e soltanto al profitto!
Ma perché preoccuparsi dei detenuti, di chi per scelta, per condizione o per errore si è posto fuori della società?
Primo perché, come ampiamente dimostrato, la pena del carcere, invocata indistintamente per tutto e per tutti, non funziona,
cioè non inibisce le persone che ci finiscono dentro a commettere,
una volta rimesse in libertà, nuovi reati e quindi nuove offese per la
società e per i singoli.
Secondo perché il carcere costa e costa molto: 150-200 euro al giorno per il mantenimento di una persona (costi di gestione e manutenzione degli edifici, del personale, ecc.), e non produce nulla: non produce sicurezza,
anzi più è usato più si vuole usarne per tentare di ridurre lo stato di
angoscia collettiva derivato da una paura senza oggetto; non riduce l’emarginazione
perché toglie risorse preziose all’intervento pubblico ed assistenziale
sul territorio e non propone ai suoi soggetti alcun modello sociale
positivo da seguire.
Terzo perché un detenuto (o un ex-detenuto) che lavora diventa autosufficiente,
si inserisce nella società e, parallelamente, non costituendo più un
problema per questa, produce integrazione e (adesso sì!) sicurezza.
Quarto perché questo è l’unico modo di declinare la parola giustizia.
Sulla base di queste considerazioni e grazie al decisivo contributo della Fondazione per la Comunità del Novarese, varie Associazioni del territorio ed attori della società civile che tentano di aiutare le persone in condizione di svantaggio sociale hanno realizzato il portale casaelavoro.org.
Il portale ha lo scopo di far incontrare le offerte e le domande di lavoro soprattutto nell’ambito della Provincia di Novara.
E’ dedicato in particolar modo a quelle imprese (cooperative sociali e non) che da sempre sono disposte a scommettere sull’inserimento lavorativo di persone a vario titolo svantaggiate. In questo sito possono registrarsi e pubblicare offerte di impiego per contattare poi direttamente l’interessato.
E’ aperto a tutti coloro che per qualsiasi motivo si ritrovano senza un lavoro stabile e dignitoso,
consentendo tramite una semplice procedura di registrazione, di rendere
visibile ad un vasto numero di imprese pubbliche e private il loro
curriculum aumentando la possibilità di venire contattati per un
colloquio di lavoro finalizzato all’assunzione.
E’ aperto, infine agli Enti ed alle Associazioni che dietro registrazione, possono pubblicare, modificare e gestire online i curricula dei loro assistiti,
usufruendo di un motore di ricerca interno che, tramite un database
continuamente aggiornato dagli stessi visitatori, ricava richieste e
offerte di lavoro.
I servizi disponibili all’interno del portale casaelavoro.org sono assolutamente gratuiti e, dopo questa prima fase di prova, saranno ulteriormente sviluppati anche grazie ai vostri suggerimenti.